Il ritorno del passato

Mentre attendo (ancora!) il mio amico Pinocchio, alla fermata del carro trainato dai somari, per andare al paese della cuccagna, mi soffermo – curioso – a leggere ciò che i miei amici virtuali scrivono, sui propri profili. Senza dubbio (e senza ironia alcuna), sono cose interessanti e, per quanto lo specchio virtuale non possa ritenersi aderente alla realtà degli scrittori, mi ritrovo ad immaginare l’animo e le intenzioni di questi.

Leggo le critiche, leggo gli sfottò, le iperboli e le allegorie; e leggo i messaggi (che, volenti o nolenti, ciascuno comprende a proprio piacimento). Tutte cose interessanti, senza ombra di dubbio e senza ironia alcuna. E la mia (scarsa … o forse no!) attenzione viene attratta da quei post di chi, in passato, pur essendo stato seduto in posti di rilievo, oggi crede di poter rappresentare il nuovo.

Ognuno di noi ha le sue aspirazioni legittime (io, ad esempio, voglio andare nel paese della cuccagna, ben sapendo che questa mia voglia mi porterà a diventare un somaro). Ma credo che una considerazione somaresca sia, a questo punto, necessaria, partendo da una domanda.

Se, dopo essere stati accomodati su comode poltrone (grazie alla politica) e, dopo esservi alzati, avete iniziato a criticare quel modo di fare politica, giurando e spergiurando che, no!, quel mondo non fa per voi, perché oggi – sia pure per vie traverse – volete tornare a fare politica?

Giro questo dubbio a chi, oggi, manda in giro nunci e mentori ed ambasciatori a fare, a mezza bocca e a mo’ di battuta, il suo nome, già sapendo che la propria visione politica, nel recente passato, è stata sonoramente bocciata nelle urne.

Voi non mi crederete. Ma spesso (e volentieri) penso che i somari siano quelli che – lanciando messaggi di novità – vogliano ritornare al passato. Solo che il passato è quello proprio.

Per favore, Pinocchio: non venire qua ché me ne sto andando a casa!

            Lucignolo

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