L’Edilizia Giudiziaria e l’Avvocatura

Fino a qualche tempo fa (non molto, a dire il vero), secondo alcuni arguti avvocati, il problema della sicurezza e della salubrità dei luoghi in cui viene esercitata la Giurisdizione, non era un problema della Avvocatura. Tradotto: il problema Edilizia Giudiziaria (dove il sostantivo “edilizia” racchiude in sé tutte le problematiche relative ai Palazzi di Giustizia ed ai discorsi relativi ai luoghi in cui esercitare la Giustizia) è problema della Politica, dovendo, l’Avvocatura, prendere atto – di volta in volta – di quelle che erano le scelte e le decisioni che la Politica operava, al netto delle necessità della Giustizia.

Questa delega a terzi, di fatto, ha svilito anche quella funzione che taluni (a questo punto, falsamente) hanno rivendicato, vale a dire la partnership nella gestione quotidiana della Giustizia stessa. E in soldoni, secondo questi arguti avvocati, a noi avrebbe dovuto essere propinata qualunque decisione dalla Politica, dovendone poi prendere solo atto. E il problema Edilizia Giudiziaria era diventato un tabù, una sorta di “chi tocca i fili, muore”, perché, prendendo decisioni in merito (o anche il solo discutere del problema), si sarebbe potuto scontentare il politico (o la parte politica) di cui il/la singolo/a avvocato/a era fan. Altro che Avvocatura parte integrante della Giurisdizione; qui si poteva ben parlare di Avvocatura subalterna alla Politica e a certa Giurisdizione. E ancora oggi questa subordinazione alla Politica e, soprattutto, alla Giurisdizione è evidente, nel momento in cui l’Avvocatura – che i più si affrettano a definire parte importante della Giurisdizione – è tenuta ai margini delle scelte e delle decisioni che riguardano (anche) i luoghi in cui viene esercitata la Giustizia: un esempio su tutti, la presenza nelle Conferenze Permanenti presso le Corti d’Appello come parte invitata (per quanto poi, in quelle sedi, i rappresentanti della Avvocatura abbiano la possibilità di parlare, senza poter decidere nulla).

Per fortuna, da qualche anno a questa parte, il vento è cambiato e la Avvocatura, da spettatrice, sta acquisendo un ruolo sempre più positivo, in materia di Edilizia Giudiziaria, al punto che l’Organismo Congressuale Forense ha costituito una apposita Commissione (denominata Commissione gruppo di lavoro Edilizia Giudiziaria), cui segnalare eventuali disservizi riguardanti i luoghi di lavoro degli Avvocati. Un bel passo in avanti rispetto al passato, non c’è che dire.

Ma se proprio dobbiamo essere sinceri, il primo Foro in cui – in maniera pressante e forte rispetto al passato – si è affrontato il discorso Edilizia Giudiziaria, è stato quello di Bari e l’OCF non ha fatto altro che seguire l’esempio del COA di Bari (che, primo Ordine in Italia, nel 2023, ha istituito la Commissione Edilizia Giudiziaria, nel pieno rispetto delle funzioni di cui all’art. 29, Legge Professionale Forense, che disciplina e regolamenta tutte le attività che un Consiglio dell’Ordine può compiere).

L’auspicio è che la Commissione dell’OCF possa operare concretamente sul terreno delle proposte in materia di Edilizia Giudiziaria, auspicandoci, tutti gli Operatori del Diritto, che la previsione di un siffatto gruppo di lavoro non costituisca solo una vetrina per chi è, oggi, Delegato Distrettuale in OCF. E ci si augura che, finalmente, l’idea che l’Avvocatura possa e debba avere una sua voce anche nelle scelte di edilizia giudiziaria che involgono la salubrità degli ambienti in cui operano gli Avvocati (parti imprescindibili nella gestione della Giustizia), trovi finalmente reale e concreta attuazione.

A Bari la Commissione Edilizia Giudiziaria ha funzionato, grazie alla collaborazione fattiva e propositiva dei Colleghi che ne fanno parte e a cui va il ringraziamento del Foro barese, per aver deciso di far parte di un gruppo di lavoro che ha solo funzioni consultive e di supporto dei lavori del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. La speranza è che l’esempio (virtuoso) venga seguito anche in altri Fori e che, una volta per tutte, l’Avvocatura possa entrare – a pieno titolo e in ossequiosa punta di piedi – all’interno della gestione tecnica della Giustizia, non solo proponendo, ma – se possibile – anche decidendo sulla suddetta gestione.

In fondo, nei Palazzi di Giustizia entrano anche gli Avvocati (e non certo per il piacere di dare fastidio ai cancellieri e ai Magistrati, quanto, piuttosto, perché sono il necessario e fondamentale tramite tra il cittadino e la Giustizia).

            Nicola Zanni*

 

*Coordinatore Commissione Edilizia Giudiziaria del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Bari

 

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