Riforma forense: la Camera delega il Governo

I numeri parlano chiaro: la Camera dei Deputati, con 177 voti a favore, 24 astenuti (i deputati del Movimento 5 Stelle) e nessun voto contrario (e su questi ultimi due dati c’è molto da dire) ha approvato la legge – delega al Governo perché si proceda alla riforma della legge professionale Forense n. 247/12, come partorita dalle associazioni maggiormente rappresentative della categoria e benedetta dal Consiglio Nazionale Forense. Peccato, però, che questa riforma – concordata da una percentuale minima di Avvocati italiani (la sommatoria degli iscritti alle Associazioni favorevoli alla riforma non è certamente pari alla sommatoria degli Avvocati italiani) e fatta propria dal CNF – non sia stata minimamente discussa al 36° Congresso Nazionale della Avvocatura di Torino (ottobre ’25), dinanzi a quel consesso pomposamente e ipocritamente definito, dall’art. 39, Legge 247/12, la Massima Assise dell’Avvocatura.

Sul perché il CNF e le suddette Associazioni abbiano evitato la discussione dinanzi agli Avvocati italiani, ci si è soffermati diffusamente, in passato, e oggi sembrerebbe una sterile ed inutile ripetizione di concetti continuare a parlarne.
Il dato sul quale, invece, è opportuno soffermarsi è quello relativo al numero di voti favorevoli (o, comunque, non dichiaratamente contrari) alla riforma: 177 Deputati (di maggioranza e di opposizione), uniti nel dire sì ad una riforma che è stata voluta solo da una parte dell’Avvocatura (e che i Delegati Congressuali non hanno potuto discutere ed approvare per la paura del CNF di portarla alla attenzione di questi ultimi, perché probabilmente sarebbe stata bocciata senza appello). Sui 24 astenuti stendiamo un velo pietoso, visto che l’astensione è il classico dito dietro il quale nascondersi e nascondere la propria timidezza (chiamiamola così): il non voler esprimere a chiare lettere la propria contrarietà alla legge di riforma indica il proprio intimo assenso alla stessa. E solo la voglia tutta politica di volersi distinguere dal sistema porta all’obbrobrio dell’astensione.
Ora la palla passa al Senato che, salvo colpi di coda allo stato impensabili o sussulti di dignità di qualche Senatore, approverà la legge delega, dando al Governo pieni poteri per procedere all’ennesima riforma della Legge Professionale del 2012 che, sin dall’inizio, era considerata una vera e propria porcheria. Solo che, dopo l’entrata in vigore di questa nuova invenzione legislativa, diventerà un ricordo gioioso.
A questo punto, qualcuno ci dovrà spiegare la funzione del Delegato Congressuale e la funzione dell’Avvocatura, visto che, con la scusa di renderla adeguata ai tempi, si sta cercando di distanziare il rapporto fra base e Olimpo. Con gli dei che, laicamente, continueranno a fare il proprio mestiere di politico forense perché “i colleghi me lo chiedono”.
Nicola Zanni e Barbara de Lorenzis *
* Delegati al 36° Congresso Nazionale dell’Avvocatura

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