Soppressione uffici giudiziari

Il referendum sulla riforma dell’Ordinamento Giudiziario ed i suoi esiti (ricordiamo che oltre il 53% dei partecipanti alla competizione referendaria, ha dichiarato il suo NO alla menzionata riforma), oltre ad aver portato ad una compromissione evidente tra gli aderenti all’una o all’altra tesi (quanti rapporti si sono rovinati?) e ad un altrettanto evidente rafforzamento di un Potere dello Stato (la Magistratura) rispetto agli altri due (Esecutivo e Legislativo), ha di fatto legittimato l’Associazione Nazionale Magistrati, nella sua qualità di parte contrattuale. Oggi, se qualcuno ha intenzione di parlare di riforme (dell’Ordinamento Giudiziario, della Giustizia, dell’Edilizia Giudiziaria e di tutto ciò che, anche larvatamente, riguarda la Giustizia), deve confrontarsi con l’Associazione Nazionale Magistrati che, non dimentichiamolo è una Associazione di natura privatistica e sindacale.

Al netto delle colpe dell’Avvocatura, che per mere ragioni di bottega e di principio, si è divisa sul referendum confermativo dei 22 e 23 Marzo scorsi (e, sia consentita una battuta, non è la prima volta che l’Avvocatura si divide su riforme importanti, a dimostrazione del fatto che gli elementi che dividono gli Avvocati, sono in numero maggiore rispetto ai punti di contatto), l’Associazione Nazionale Magistrati rivendica, giustamente, una capacità contrattuale che deriva, appunto, dalla vittoria referendaria de qua e che consiste nel proporre (o imporre, dipende dai punti di vista) al Governo, una agenda. Cosa che prontamente è stata stilata e sottoposta all’attenzione generale.

Riproponendo al Governo, una proposta datata 5 Marzo 2025, la suddetta Associazione vuole discutere, tra le altre cose, di revisione delle piante organiche degli uffici giudiziari sulla base degli effettivi carichi di lavoro, della chiusura degli uffici giudiziari con meno di dieci magistrati del pubblico ministero e trenta giudici e la destinazione delle risorse umane ed economiche rese così disponibili agli uffici più in affanno. Sulla scorta delle notizie raccolte, sarebbero quindi ben 87 (ottantasette) i Tribunali che potrebbero essere chiusi. Dunque, dopo la soppressione di 31 Tribunali e ben 220 sedi distaccate di Tribunale, come avvenuto a seguito dell’approvazione del famigerato Decreto Legislativo n. 155 del 2012, un’altra riforma epocale sta per abbattersi sulla testa dei cittadini italiani e della giustizia di prossimità, tanto decantata (ma anche tanto poco considerata) da chi amministra la Giustizia.

Gli effetti benefici della soppressione degli Uffici Giudiziari, come seguiti dall’entrata in vigore dei Decreti Legislativi n. 155/12 (in materia di soppressione dei Tribunali e delle sezioni distaccate di Tribunale) e n. 156 (in materia di soppressione di alcuni Uffici del Giudice di Pace), non sono noti (e le notizie richieste a chi di dovere e a chi parlava di riforma importante,  non sono pervenute). Dei disagi, invece, si è a conoscenza e, ancora oggi, se ne stanno pagando le conseguenze.

Siamo in attesa di capire in cosa consiste, concretamente, questa riforma. Nella certezza che, nella testa di alcuni soloni della avvocatura (il minuscolo è voluto), il problema non è problema dell’Avvocatura, come hanno sostenuto e sostengono allorquando si parla di situazioni che li pongono in contrasto con i loro padrini politici.

Staremo a vedere.

            Nicola Zanni     

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