Referendum costituzionale e sondaggi. Guelfi e ghibellini.

Il 22 ed il 23 Marzo si stanno avvicinando; e il giorno dopo il referendum si saprà se la riforma costituzionale dell’Ordinamento Giudiziario, come approvata dal Parlamento, sarà confermata oppure tutto resterà come è adesso.

A guardare i sondaggi (che sono affidabili come le previsioni del tempo che annunciano una nevicata in Puglia, il 15 Agosto), i SI sono in vantaggio; oppure i NO sono in vantaggio … ma a questo punto, che ne possiamo sapere noi! Tutti leggono i sondaggi (affidabili esattamente come abbiamo detto sopra) come fa più comodo. In fondo, il referendum (questo referendum, estremamente tecnico) è l’ennesimo argomento da bar, lasciato – per la maggior parte – a tifosi dell’una o dell’altra squadra che (esattamente come per il calcio) non esitano ad elargire insulti e invettive agli avversari, definendoli nel peggiore dei modi. E ciò che è più grave, è che gli insulti e le invettive (molto spesso) provengono da chi (per censo, per ceto e per professione e professionalità) del confronto e del dialogo dovrebbero fare il proprio mantra.

Taluno, di risposta a sfottò, è arrivato addirittura a definire razzista o anticostituzionale il pensiero del proprio nemico. Ma questo imbarbarimento, purtroppo, avrà delle conseguenze, sotto un duplice aspetto.

In primo luogo, questo referendum ha avuto il pregio di evidenziare quanto di animalesco vi sia in ognuno di noi, visto che (nel nome del motto chi non è, è contro di me) il contraddittore è diventato un nemico. Secondo alcuni, i sostenitori di una o dell’altra tesi (più di una che dell’altra, a dire il vero) sono degli ignoranti (e i sostenitori dell’altra tesi sono costituzionalmente attendibili, di fatto attribuendo patenti di faziosità e di inaffidabilità, anche professionale, a chi non la pensa come gli illuminati).

Il 24 Marzo avremo una Nazione spaccata esattamente in due, con due parti che si guardano ferocemente negli occhi (esattamente come succede alle guardie nordcoreane e sudcoreane, al 38° parallelo). E dopo una guerra durata mesi, ci vorrà del tempo per sanare questa profonda frattura.

In secondo luogo, l’esposizione a favore dell’una o dell’altra tesi ha portato – inevitabilmente – ad una definizione (o ad un marchio) di chi si è esposto. E il rischio che questo stigma finisca per inquinare la quotidianità.

Speriamo di sbagliarci, ovviamente.

Ma questo referendum rappresenta una prova (l’ennesima) di come lo scontro politico (dove per politica si intende la vita quotidiana) ormai sia trasceso a livelli infimi. E sarebbe finalmente ora che qualcuno cominciasse a farsi un serio esame di coscienza.

Nicola Zanni

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