Rinnovo CPO. La nostra candidata si presenta: avv. Maria Antonietta Labianca

Sono Maria Antonietta Labianca, meglio conosciuta come Antonella. Sono approdata alla professione all’inizio degli anni ’90, nella più totale inconsapevolezza delle discriminazioni e dei pregiudizi che condizionavano e ancora condizionano la vita professionale e sociale delle donne. Semplicemente pensavo che, grazie a chi mi aveva preceduta e alle conquiste delle donne, che nei decenni precedenti avevano lottato così appassionatamente per il riconoscimento dei propri diritti, concetti come disparità, discriminazione, esclusionae, fossero questioni da considerarsi oramai archiviate. In fondo, a scuola, all’università e anche nel mondo del lavoro, per quel poco che avevo fino ad allora potuto constatare, le donne non mancavano certo; anzi, spesso erano anche in maggior numero e in media ottenevano risultati migliori. Ero circondata da amiche brillanti, appassionate, ambiziose, che passo dopo passo stavano costruendo il loro futuro. Ho incominciato presto la mia pratica forense, prima presso lo Studio dell’amatissimo Prof. Perchinunno, poi in un grande studio associato (lo studio legale Laterza&Contento) dove le donne erano in numero pari a quello degli uomini e ciò era dovuto al fatto che i miei due dominus non avevano alcun pregiudizio di genere, ma miravano alle capacità e alle competenze.

Ed è così che ho superato, quasi ignorandoli, gli stereotipi che invadono e condizionano ancora pesantemente la vita professionale
delle donne e, prima ancora, il loro ruolo nella società.
Quando mi è stato proposto di candidarmi per il CPO dell’Ordine degli Avvocati di Bari ho riflettuto molto su quello che avrei potuto fare e dare facendo parte di questo organismo, ma ho accettato con il mio consueto entusiasmo di partecipare a questa nuova avventura. In fondo, è da tempo che faccio parte di onlus che si occupano di minoranze, discriminazioni, rispetto alla legalità, violenza di genere (sotto diversi profili), situazioni di crisi familiari ed è a tutti noto il mio impegno verso la professione, ma anche il mio impegno sociale, oltre al fatto che credo molto nel senso della solidarietà e colleganza nel comune lavoro e nella vita personale.

Sono stata diversi anni componente della Commissione Famiglia dell’Ordine degli Avvocati di Bari, oggi sono Coordinatrice della Commissione eventi dell’associazione Futuro@Forense e Coordinatrice Nazionale dell’area legale della Forza delle Donne, un’associazione di volontariato che si occupa di aiutare le donne vittime di violenza e ha, tra gli obiettivi, quello di prevenire qualunque forma di discriminazione e di informare e sensibilizzare soprattutto le fasce più giovani; con queste associazioni ho elaborato progetti e organizzato eventi non solo nell’ambito giudiziario, ma tra e nelle scolaresche, pugliesi e non. Infatti, anche in qualità di socia dell’associazione PENTA di Como, sono stata coinvolta in progetti importanti che hanno coinvolto diversi istituti scolastici nella provincia di Milano e Como. Ricordo ancora una scolaresca che in occasione di un evento contro la violenza sulle donne si è fermata per strada, al gazebo allestito in quella occasione, chiedendo informazioni e invitando gli avvocati ad occuparsi della prevenzione di condotte violente e della legalità nelle scuole. E medesimo cammino l’ho percorso con la Società Codere di Roma e con la ex Telecom Spa attraverso eventi che mi hanno coinvolta in convegni e progetti nelle scuole. Spesso sono stata invitata dalla federazione Internazionale FIFCJ ad Istanbul e Bruxelles per discutere di problematiche legate alla violenza di genere e sono stata per diversi anni Presidente della Sezione ADGI di Bari, nonché Vice Presidente Nazionale della stessa associazione.

Sono state tutte sfide importanti da raccogliere e semi da far germogliare, ora come allora, per il futuro dell’avvocatura tutta e di un
paese migliore. Ed è stato proprio grazie alla mia esperienza che ho maturato la convinzione che l’avvocatura, negli organismi di rappresentanza forense, abbia compiti importanti e che debba spendersi per i colleghi da un lato e per la cittadinanza dall’altro, in nome della funzione sociale che è chiamata a svolgere, anche (e non solo) dalla legge professionale.
È questo lo spirito che anima da sempre la mia esperienza e questo penso debba rimanere il faro che guiderà ugualmente le future
iniziative.

Nell’occuparmi di attività legate al rispetto e alla legalità nelle scuole mi sono fermamente convinta che sia proprio dalla scuola che la cultura possa essere «modificata»: l’idea di costruire una società nuova dove non vi siano barriere di alcun genere, dove tutti debbono avere le stesse opportunità, in famiglia, nell’ambito professionale, nella vita in generale, deve costituire la base per un «nuovo modo di pensare» e quindi per affrontare il rapporto con gli altri. Lo sviluppo e la diffusione di una cultura di inclusione e di condivisione, coltivati e promossi dalle donne insieme agli uomini, costituiscono il presupposto ed il terreno su cui far attecchire e crescere gli strumenti necessari per conseguire una effettiva parità: a tutto questo vorrei contribuire con la mia attività nel CPO poiché ritengo fermamente che il lavoro, quotidiano, del CPO sia importante non solo per tutte le Colleghe, ma anche per i Colleghi, in particolare per i giovani che si stanno accingendo a svolgere questa professione che purtroppo sta attraversando un periodo storico infelice.

Il CPO, infatti, può essere un ottimo «strumento» per verificare – e risolvere – comportamenti discriminatori e favorire la parità tra tutti i colleghi. Dobbiamo, vogliamo e possiamo cambiare e migliorare la nostra professione, anche se talvolta è stancante e non offre immediate gratificazioni.

Ed il CPO è il luogo ideale per farlo.

Maria Antonietta Labianca

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