L’ultima carrozza…

“E giunta mezzanotte, sii spengono i rumori;
si spegne anche l’insegna di quell’ultimo caffè.
Le strade son deserte, deserte e silenziose,
un’ultima carrozza cigolando se ne va” (D. Modugno).

Attendendo il carro trainato dai somari (che forse erano bambini svogliati e che avevano solo voglia di raggiungere il top della felicità, non facendo nulla), mi viene in mente questa strofetta e mi fermo a pensare: cosa sto facendo? Dove voglio arrivare? Chi penserà a me?

Io non ho fratelli e devo sbrigarmela da solo. Ma io non so fare nulla perché le mie tante incapacità sono state coperte da altri. Ed in qualche modo devo sopravvivere.

Lavorare? Eh, bella cosa: chi lo ha mai fatto? Studiare? Troppo impegnativo per me che non ho mai voluto impegnarmi. Allora scelgo la strada più semplice, quella che porta al paese della cuccagna, dove si fuma, si beve e si magna.

Tornare indietro non si può. E anche se si potesse, non tornerei; troppa fatica, troppo sforzo. Ed io non voglio fare sforzi. Voglio solo fumare e bere, voglio le giostre, voglio ballare, voglio montagne di zucchero filato.

Volevo visibilità. E avevo chi me la garantiva, vivendo, io, nella sua scia. Ed ora che sono solo, non mi resta che prendere atto che io sono solo.

Lucignolo 

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