Effetti collaterali della riforma sulla prescrizione.

Molto hanno fatto discutere le uscite del Ministro Bonafede in tema di Giustizia ma ancor più fa dibattere la sua pervicacia nel voler sostenere a tutti i costi la riforma che riguarda la prescrizione. A nessuno sfugge come il popolo della rete, offerto su un piatto d’argento  dalla Casaleggio & C. al Movimento 5 Stelle, sia molto sensibile al tema della giustizia, e soprattutto direi, alla giustizia sommaria, a quella della condanna immediata per il mostro sbattuto in prima pagina; come non sfugge che il ministro Bonafede ed il suo movimento abbiano un debito di gratitudine nei confronti di quegli elettori che, non andando tanto per il sottile, si sentono appagati nel momento in cui l’indagato finisce nelle patrie galere. Del resto i voti sono stati raccolti sventolando manette ed ora, per il Movimento, in caduta libera sia nei sondaggi che nelle urne, è giunto il momento di dimostrare al proprio elettorato che oltre al reddito di cittadinanza, peraltro messo in discussione da parte della maggioranza di governo, almeno un altro risultato debba essere raggiunto.

Per criticare la riforma potremmo elencare i numeri prodotti dalla mala giustizia e dai risarcimenti milionari che lo Stato ha dovuto versare o dovrà versare per l’ingiusta detenzione di innocenti finiti in carcere. Ma non è lo scopo di questo articolo e poi i dati potreste trovarli su quasi tutti i giornali. Qui invece si vuole evidenziare un danno non economico ed ancor più grave che la riforma Bonafede porta in grembo.

Ironia della sorte, per ragioni di bottega un avvocato-ministro si rende fautore dell’ennesima riforma liberticida in un momento storico nel quale, grazie all’avanzato stato di de-sovranizzazione in favore delle istituzioni sovranazionali UE, gli equilibri tra i poteri dello Stato italiano sono gravemente compromessi e sbilanciati in favore dell’unico potere non intaccato da riforme europeiste, e cioè quello giudiziario, mentre gli altri poteri (se così ancora possiamo chiamarli), legislativo ed esecutivo, sono depotenziati, asfissiati e vincolati dalle direttive EU.

Eliminare l’istituto della prescrizione, ovvero ridurne la portata, è un’altra concessione di potere in favore della magistratura che, quando deviata o corrotta, e purtroppo le cronache riportano notevoli esempi a tutti i livelli, potrà tenere sotto scacco sine die un qualunque cittadino che sarà tenuto a difendersi, anche tecnicamente, a vita.

Non ci vuole la sfera di cristallo per intuire che uno stato di prolungata e/o permanente accusa comporti ipso facto un danno incommensurabile. Minata la credibilità e l’onorabilità del cittadino incappato nelle maglie della giustizia, questi, al di là di tutte le implicazioni negative possibili ed immaginabili, non potrà neppure esercitare serenamente il suo sacrosanto diritto all’elettorato passivo e cioè di potersi candidare a qualsiasi tipo di elezioni.

È questo un effetto collaterale sottostimato della riforma: un filtro alla candidabilità dei cittadini in nome della giustizia.

Forse è giunto il momento di sollevare il problema.

Paolo Scagliarini

 

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