Una legge-delega per l’Avvocatura

Con 114 voti favorevoli, 19 astenuti e nessun contrario, il Senato ha approvato la legge – delega al Governo per l’approvazione della Legge Professionale.

Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe tanto da ridere: una Legge Professionale, osteggiata (rigorosamente) da una gran parte dell’Avvocatura, trova il consenso quasi unanime, nel Senato, perché il Governo la approvi. Tutti (e sottolineo tutti), nessuno escluso, all’interno del Senato ritiene ineludibile la legge di riforma dell’ordinamento professionale. Per chi ha la memoria corta, la attuale Legge Professionale è stata approvata il 30 Dicembre 2012, dopo che la precedente Legge Professionale risaliva al 1933 e dopo che, al Congresso di Bari, più di uno disse che la legge attualmente in vigore era una porcheria, ma che bisognava approvarla.
Oggi, destra e sinistra si stringono intorno ad una legge che è stata pensata da chi crede che le Istituzioni Forensi siano una professione e che il Congresso della Avvocatura (santificato dall’art. 39, Legge Professionale, come la massima assise della Avvocatura) sia solo un inutile orpello (o, mutuando qualcunoun bivacco di manipoli).
Ancora una volta fa specie notare come certa Avvocatura abbia abdicato alla sua funzione di tutela dei diritti, per stendersi supinamente agli ordini di partito (ordini che, a quanto pare, sono gli stessi, a destra come a sinistra). E fa specie notare come la Legge di riforma sia stata discussa e approvata inter eos, evitando accuratamente il confronto Congressuale.
Sempre parafrasando celebrità, continuiamo così, facciamoci del male.
Nicola Zanni – Delegato al 36° Congresso Nazionale della Avvocatura

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