Il segreto, le regole… lo scoop

Ancora una volta si guarda dallo spioncino (o, peggio ancora, si viola ogni sorta di segreto) per fare uno scoop.

Anni fa toccò ai Renzi, allorquando il padre del Sen. Matteo Renzi (al tempo Presidente del Consiglio) fu intercettato (o, per meglio dire, spiato), durante i colloqui, con il suo difensore, in barba ad ogni principio costituzionale posto a tutela della segretezza dei discorsi che intercorrono fra difensore ed assistito. Quando è capitato di sbattere in faccia la realtà a coloro i quali esercitano la nobile Professione del giornalismo, taluno – oltremodo piccatosi per il rilievo mosso ed ergendosi a paladino della Verità – ha controbattuto dicendo: noi siamo i guardiani della democrazia.
Se ieri il caso riguardava i Renzi, oggi l’argomento del giorno (e, per ciò stesso, meritevole di attenzione morbosa del pubblico) è il caso Garlasco e, in particolare, le dichiarazioni rubate ad Alberto Stasi e al Prof. Giarda, suo difensore, durante colloqui intercorsi fra di loro.
In pratica, la segretezza professionale ancora una volta violata, in nome del motto “noi siamo i guardiani della democrazia“.
Le regole, queste sconosciute.
Eh certo: ma noi siamo i guardiani della democrazia…
Nicola Zanni

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