La permanente imminenza della Legge Professionale

La riforma della Legge Professionale, quella tanto decantata dai “redattori” della stessa, quella “concordata” da alcune delle c.d. associazioni maggiormente rappresentative, quella per cui il CNF (e, per esso, il Presidente Greco) ha ritenuto di non integrare l’ordine del giorno del Congresso di Torino (nonostante la richiesta di ben 110 Delegati congressuali), ebbene, quella legge di riforma dorme nei cassetti della commissione Giustizia della Camera.

Sembrava quasi imminente, ad Ottobre scorso, la sua approvazione dopo la Legge Delega del 10 Agosto 2025. Sembrava così imminente che dal CNF si era ritenuto inutile integrare l’ordine del giorno dei lavori congressuali e dare la parola a quelli che, più di ogni altro, avevano l’obbligo di dire la loro: i delegati congressuali, appunto.
Sembrava imminente, l’approvazione della legge; era così imminente che oggi semplicemente è sparita dalla discussione parlamentare.
Tacciono i cantori della riforma che, ieri, dicevano che quella legge fosse la migliore legge possibile, con i tre mandati triennali, la formazione riservata solo ad alcune associazioni e l’eliminazione dei divieti di conferimenti di incarichi ai Consiglieri dell’Ordine.
Tanti emendamenti sono stati proposti a quella bozza e tutti confermano una circostanza (che dà ragione a quanti insistevano affinché la legge fosse oggetto di discussione congressuale): quella proposta è un obbrobrio giuridico.
Chi ne deve prendere atto (CNF, associazioni proponenti, cantori), tiri le sue conclusioni: non sono rappresentativi della categoria.
Con tutto ciò che ne consegue.
Nicola Zanni *
*Delegato al 36° Congresso Nazionale della Avvocatura

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