In questo periodo agostano, di solito spoglio di notizie, le dichiarazioni dell’On. Prof. Avv. Francesco Paolo Sisto, circa la nomina di un Commissario per l’Edilizia Giudiziaria (rectius, per lo sblocco del primo blocco dei lavori alle Casermette) non poteva non avere un’eco positiva, fra gli addetti ai lavori. Ed il messaggio che l’On. Sisto voleva far passare (anche) come un successo di partito (il suo), per fortuna è passato quasi inosservato, preso più per un doveroso “omaggio” al suo partito che per un sentito messaggio politico. Chi si occupa di politica, anche Forense sa bene che chi conta, nei Ministeri, non sono i Ministri ma i Direttori generali (è questa è una storia vecchia come il mondo).
Al netto di ogni considerazione politica (che non compete alla Avvocatura, la quale invece dovrebbe fungere sempre da sprono e non da spettatore colpevolmente neutrale, se non proprio disinteressato), emergono due dati.
Il primo.
Finalmente la vulgata del “il numero di avvocati in Parlamento consentirebbe di fare lobby e questi non fanno gli interessi della Avvocatura, per non offendere il padrone”, in questo caso, è stata smentita. C’è stato bisogno di un avvocato (nella sua funzione di sottosegretario) per sbloccare un’impasse dalla quale non si sapeva come uscire. Non dimentichiamoci che, al Ministero di Giustizia, hanno coperto la sedia – fra gli altri – Alfano e Bonafede che, al netto della dimostrata insipienza, sono pur sempre iscritti al nostro Albo.
C’è stato bisogno di un Avvocato per sbloccare la situazione. Fino al prossimo stop (perché, state tranquilli, ci sarà qualche intoppo).
Onore al merito, quindi. Ma restiamo sempre vigili.
Il secondo dato.
Come i funghi dopo una giornata di pioggia, sono spuntati gli “eroi nostrani”, i pavidi di un tempo che, oggi, rivendicano lo sblocco dall’impasse come un successo personale ed affidano ai nunci di turno il compito di santificare la loro opera. E questi ultimi cercano di assolvere al compito loro affidato dagli “smemorati odierni”, nel miglior modo possibile, vale a dire da lecchini.
Una pletora di “né arte né parte” e di beneficiati al tempo silenti, oggi danno fiato alle trombe, dimentichi del loro ruolo neutrale (se non contrario, addirittura) quando c’era bisogno di gridare nulla andava bene e che, se tutto avesse dovuto girare al meglio, saremmo stati spacciati. Chi toccava l’argomento “Edilizia Giudiziaria” era compatito e tacciato di follia. Chi avesse toccato i fili, sarebbe morto.
Ma chi segue i fatti, sa come stanno le cose.
In questo caldo agostano, con lo scirocco che annebbia il cervello, qualcuno volontariamente finge di non ricordare.
Ma tutto va bene, madama la marchesa.
E, oggi come ieri, NOI CI SIAMO
Nicola Zanni
Direttore editoriale di Futuro@Forense e
Presidente di Futuro@Foense
